La Celano medievale distrutta da Federico II

Sul Monte Tino o Serra di Celano si possono ammirare ancora oggi i resti dell'antico incastellamento risalente alla Celano Medievale distrutta dall'imperatore Federico II di Svevia

I numerosi resti risalenti alla Celano del X° secolo del provenzale conte Berardo II detto il "Francisco", descrivono un insediamento che dalla "Turris Celani", a quota 1161, scendeva come un triangolo rettangolo con l'ipotenusa (il muro di difesa orientale) in direzione di piazza Aia lungo circa 760 m., il cateto maggiore (il muro di difesa occidentale) di circa 650 m. in direzione dell'attuale cabina della sorgente di Fonte Grande, un ulteriore muro interno di difesa occidentale in direzione della chiesa della Madonna delle Grazie (ecclesia S. Johannis caput aquae) e con il cateto minore di circa 400 metri che correva immediatamente a nord della chiesa (risparmiata dalla distruzione nel 1223) ed inglobando la  "Fons Aurea".
Il "sentiero storico" prima attraversa e poi risale tra i resti delle cinte murarie cadenzate dalle  torrette "rompitratta", muri di terrazzamento, abitazioni, cisterna per la raccolta dell'acqua fino al vertice dove oggi si erge la grande croce in ferro posta nel 1934. Inclusa nella cinta muraria intermedia, a circa 80m. a sud del sentiero ed altrettanti a nord della SS696, sorge, solitaria, una delle tre probabili porte di accesso al recinto fortificato, ad evocare la lunga lotta che contrappose Tommaso, conte di Celano, Albe e Molise, insieme alla moglie Giuditta, contro l'egemonia dell'imperatore Federico II, lo "Stupor Mundi".
Come ci è stato tramandato dalle due redazioni della  "Cronaca" di Riccardo da S. Germano e dai documenti della cancelleria sveva, l'assedio di Celano, inizialmente affidato  al Maestro Giustiziario Enrico di Morra, fu diretto personalmente dall'imperatore svevo dalla fine di marzo e fino, probabilmente,  al 20/21 aprile 1223; alla resa ed esilio di Tommaso, conclusi con la mediazione di papa Onorio III, seguì la distruzione di Celano, per mano di Enrico di Morra, dopo la partenza di Federico II per Pescara e l'imposizione del nome "Cesarea"per l'abitato. 
Nel maggio 1224, gli abitanti richiamati e raccolti da Enrico di Morra, per ordine dell'imperatore, inizialmente destinati in Sicilia, vengono deportati nell'isola di Malta; a luglio 1227 giunge l'ordine di Federico di liberazione per i celanesi. Il conte Tommaso, lontano dalla sua patria, continuerà a battersi contro gli imperiali fino alla propria morte avvenuta tra il 1251/1254. A suggellare il legame  con Malta, da tempo è stato istituito gemellaggio con la città di Zejtun,  ma considerando che la politica dello Svevo era tesa a sostituire la popolazione araba (musulmana) con elementi latini (cristiani) sarebbe auspicabile allargare la ricerca della presenza dei celanesi a tutta l'isola di Malta. 
La nuova Celano risorgerà sul colle di san Flaviano, dove oggi svetta il Castello Piccolomini di Celano, nel luogo e sulle strutture dell'accampamento da cui fu diretto l'assedio del 1223; questo dopo che nel 1247 papa Innocenzo IV reintegra nei beni il conte Tommaso; fautore della rinascita sarà Ruggero figlio di Tommaso e della con-tessa Giuditta.